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Rebus comunali per il Pd. Ora spunta pure la Boldrini

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Posted on: 11/25/15
La «moratoria», chiesta e ottenuta da Matteo Renzi, è un modo per prendere tempo e rinviare scelte difficili.Ma prima o poi i nodi delle candidature per le amministrative verranno al pettine, e il premier dovrà metterci la testa. Perché il Pd, che pure a Roma governa e controlla praticamente tutte le leve della politica nazionale, in periferia è un disastro. Inesistente nei casi migliori, in mano a bande rivali di piccoli ras locali in quelli peggiori. E, da molti anni, incapace di produrre classi dirigenti all'altezza dei tempi. La responsabilità deriva in gran parte dalle gestioni precedenti, ma di certo l'inerzia e il disinteresse in cui il premier-segretario ha lasciato cadere la gestione del partito nei due anni del suo mandato non hanno aiutato. Sta di fatto che ora che si tratta di selezionare i candidati potenzialmente vincenti per governare città di primaria importanza (Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino), Renzi non li trova, e quei pochi che nel suo partito si offrono non gli piacciono. Di qui la corsa a cercarli fuori, nella cosiddetta «società civile», tra tecnici, imprenditori, professori, prefetti. Il che è paradossale, per un leader che rivendica orgogliosamente il primato della politica.A Milano ha prima tentato di convincere Giuliano Pisapia (che tutto è tranne che Pd) a restare per un secondo mandato, poi si è orientato sull'uomo di Expo, Giuseppe Sala.Intorno al quale sta costruendo una squadra di governo e un accordo che tenga dentro anche la sinistra, attraverso l'appoggio di Pisapia. Il quale ha garantito che sosterrà il candidato incoronato dalle primarie. Milano però è l'unico caso (insieme a Torino, dove si è convinto Fassino a ricandidarsi) su cui da Palazzo Chigi si è lavorato.A Napoli Renzi non vuole Antonio Bassolino, esponente Pd di primo piano, nella convinzione che «vincerebbe sicuramente le primarie, ma perderebbe le elezioni», come sintetizza un renziano doc. Per tentare di battere il «clown» De Magistris (la definizione è dell'ex assessore del sindaco di Napoli, l'economista Riccardo Realfonzo) in casa renziana si è pensato a figure estranee al partito - che in Campania è ai suoi livelli qualitativi ed elettorali più bassi - come Dario Scalella o Riccardo Monti. Il primo (che però si defila: «A candidarmi non ci penso») è un manager di successo e patron della K4A, che produce elicotteri. Il secondo è il presidente dell'Istituto per il commercio estero. A Napoli però si stanno muovendo in molti, in quel che resta del Pd, per sostenere l'ex sindaco e governatore. Soprattutto nell'area frastagliata degli ex Ds che denunciano una «deriva democristiana» nel partito vesuviano e riconoscono in Bassolino un campione con radici indiscutibilmente di sinistra. Un po' per questo, e un po' per riflesso pavloviano anti-Renzi, la minoranza del Pd è subito diventata paladina del suo diritto a candidarsi alle primarie. Ma anche un sostenitore convinto del rinnovamento renziano come il filosofo (ed ex europarlamentare Pds) Biagio De Giovanni critica severamente il tentativo del Pd romano di bloccarne la candidatura con motivazioni «burocratiche» e tentazioni «neonordiste». A Roma il Pd annaspa per ora nel vuoto. Tanto che girano voci (non confermate) di abboccamenti di Renzi con Alfio Marchini. Mentre sulla corsa al Campidoglio starebbe facendo un pensierino Laura Boldrini, in cerca di rilancio per il suo (incerto) futuro politico.




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