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Lucas dichiara guerra al nuovo Star Wars

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Posted on: 01/02/16
Li ha creati. Li ha tirati su. Li ha amati come figli. Poi, però, ha rinunciato a ogni diritto su di essi, vendendo alla Disney il copyright della saga di Star Wars per 4 miliardi di dollari, nel 2012. E figlie so piezz' e core, ma business is business. E adesso Mister Lucas sputa veleno sul settimo episodio di Guerre Stellari, che ha fatto risvegliare la Forza al botteghino mondiale: oltre un miliardo d'incasso globale, senza contare le unanimi critiche positive e l'entusiasmo infuso a tutta Hollywood. «Il film è troppo rétro, per i miei gusti», ha detto infatti George Lucas come regalino di Natale, intervistato da Charlie Rose per The Hollywood Reporter. Come non bastasse, la Walt Disney è stata da lui descritta come compagnia di «schiavisti bianchi», pronta a vendere le sue creature senza scrupolo alcuno. Criticare l'industria del cinema, però, dopo aver riscosso una cifra stratosferica per la cessione dei diritti del franchise spaziale, non sembra il massimo della coerenza. A un certo punto dell'intervista, poi, in Rete da ieri, George Lucas ha affermato che in Unione Sovietica i registi godevano di maggiore libertà, rispetto ai colleghi di Hollywood, i quali, invece, «devono attenersi a una linea strettamente commerciale». «Sono miei figli. Tutti i film di Star Wars. E ho finito col venderli a schiavisti bianchi che fanno queste cose», ha sospirato Lucas. Per lui, produttori e sceneggiatori dell'impressionante blockbuster avrebbero rinunciato a ogni tipo d' innovazione, a ogni ricerca. Si sarebbero seduti a tavolino, dicendosi: cuciniamo qualcosa per i fan. «Volevano fare un film rétro e questo non mi piace». I dollari, tuttavia, sono piaciuti a Lucas, padre della trilogia originale di Star Wars, uscita tra il 1977 e il 1983. Lui, comunque, avrebbe girato in modo totalmente diverso: le navi spaziali, i pianeti, ogni dettaglio avrebbe dovuto esser nuovo di zecca, non rimpastato.Ieri, tuttavia, il regista e produttore s'è scusato per aver dato degli schiavisti ai signori della Disney, muniti di un battaglione di avvocati: «Ho usato un'analogia davvero inappropriata», ha ammesso, aggiungendo d'essere fiero del lavoro di J.J.Abrams, regista del Risveglio della Forza e di Kathleen Kennedy, presidentessa della Lucasfilm. Sputare nel piatto in cui si è mangiato e poi rimangiarsi gli insulti ha fatto fare a George Lucas la figura del maggiordomo licenziato con una somma enorme, epperò rancoroso e lesto a camminare all'indietro come i gamberi.Non ci sono soltanto gli avvocati della Disney pronti a saltare alla giugulare di chi mette in dubbio la potenza del Risveglio della Forza: anche i fan della saga, in questi giorni di festa, hanno assalito Carrie Fisher, la principessa Leila, accusandola d'invecchiare male via Twitter. Un esercito di trolls ha criticato il ruolo di Leia Organa nel film di Abrams, più un generale che una principessa -, lamentando l'aspetto senile del personaggio. «Per favore, smettetela di discutere se io sia invecchiata più o meno bene», ha twittato Carrie, che mentre aspettava di tornare ai fasti di Star Wars, ha intrapreso una fortunata carriera da scrittrice. «Gioventù e bellezza non sono riconoscimenti da ottenere, ma effimeri prodotti del tempo e del DNA. Il mio corpo è l'involucro del mio cervello. E il cervello lo trascina dove c'è qualcosa o qualcuno da vedere o con cui parlare», questa la replica dell'attrice. Certo, un mese fa la Fisher s'era lamentata d'aver subito una pressione per perdere peso, se voleva riavere la parte di Leia. E, dopo aver lasciato per strada 16 chili, anche lei ha cominciato con le affermazioni moraleggianti sulle «insane» abitudini dell'industria cinematografica. Lontani i tempi del suo bikini dorato in Il ritorno dello Jedi (1983), Carrie Fisher, che aveva 19 anni quando girò Star Wars nel 1977, ha rilasciato un po' di interviste, esortando le giovani «a non essere schiave come lo fui io». Sarà, ma dalle parti di Star Wars nessuno s'è emancipato dai cachet sostanziosi.




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