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Fontana di Trevi, dietrofront della Raggi: alla Caritas le "offerte"

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Posted on: 01/14/19
La sindaca di Roma Virginia Raggi ci ha ripensato e con un netto dietrofront ha fatto tornare le monetine raccolte a Fontana di Trevi alla Caritas che le utilizzerà per i suoi progetti sociali.È stata criticata aspramente a causa della decisione di "incassare" le offerte che i turisti buttano dentro "Il Fontanone" nella speranza di far avverare un desiderio, Virginia Raggi ora fa dietrofront ed ha convocato una riunione con i servizi sociali, dipartimenti di Cultura e funzionari di bilancio per spiegare bene la situazione. La raccolta delle monetine fruttava ogni anno un milione e mezzo, e ora il Campidoglio vuole capire bene come impiegarli e soprattutto come evitare brutte figure visto che anche l'Avvenire si è scagliato duramente contro la Raggi a causa della decisione di tenersi le monetine.Il problema è di tipo "Teritoriale" riferisce Il Messaggero che spiega di come la Fontana di Trevi sia in realtà sul territorio del Comune di Roma e non della Curia e che quindi possa legittimamente utilizzare quei soldi come meglio crede, a patto però di fare i conti con le aspre critiche che possono piovere da chi quei soldi li ha sempre utilizzati per aiutare i più bisognosi. E stiamo parlando della Caritas, una macchina gigantesca che ogni giorno muove 5mila volontari, 51 opere che si dividono tra mense e ristori per i più bisognosi oltre ad alloggi e ostelli messi a disposizione di chi una casa non ce l'ha più, 145 centri di ascolto parrocchiali oltre a quelli domiciliari e carcerari. Una macchina del genere ha necessariamente bisogno di fondi e donazioni per potersi muovere. La via d'uscita potrebbe essere quella del cosiddetto "Protocollo Caritas" che sancirebbe il fatto che quei soldi non appartengono alla Caritas direttamente ma il comune potrebbe esercitare un "Controllo di Trasparenza" riferisce sempre Il Messaggero. Quindi quei soldi potrebbero passare prima all'interno del bilancio comunale per poi tornare alla Caritas in maniera tale da rendere il tutto più "pulito e trasparente" possibile come si richiede oggi ai comuni.La Raggi è dovuta quindi ricorrere ai ripari dopo che moltissimi avevano criticato la sua memoria, giunta al Campidoglio che prorogava di 3 mesi l'utilizzo degli "spiccioli" della fontana dal 31 dicembre. Quindi, ad aprile i soldi dei turisti sarebbero stati intascati direttamente dal comune come "donazione". Ma il problema sarebbe stato anche un altro: ogni turista che si reca a far visita al famoso capolavoro del Salvi e del Panini in realtà nel momento in cui lancia una monetina non sta seriamente pensando di fare una donazione a Roma, la sua concentrazione è totalmente rivolta all'esprimere un desiderio. È quindi un altro groviglio da sciogliere per la giunta Raggi.Il dietrofront è stato altamente voluto da Stefano Pedica del Pd, il quale ha anche commentato dicendo:"L'impegno della Caritas va premiato e non definanziato".La pulizia della Fontana di Trevi spetta ad Acea, questa società oltre a raccoglierle deve anche effettuarne il conteggio. Generalmente le offerte dei turisti fruttano circa 1,5 mln di euro all'anno, soldi destinati ad oliare il meccanismo Caritas che si occupa dei più bisognosi.




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