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Crimine, eros e violenza hanno invaso le fiction

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Posted on: 11/12/15
Roma - Una volta il discrimine era chiaro. Da una parte il cinema soggetti crudi, immagini forti, linguaggio violento- dall'altra la fiction televisiva storie elementari, temi banalizzati, contenuti consolatori. Ma da quando alle tv generaliste si sono affiancate quelle satellitari, molto più disinvolte e ciniche, perfino un prodotto tradizionalmente «buonista» come la fiction ha cominciato ad assomigliare al cinema. E a fare la faccia feroce. Lo dimostrano due fra gli innumerevoli titoli stranieri di cui, in questi giorni, al Fiction Fest di Roma si stanno cibando i patiti del genere. E che presto vedremo anche in Italia: The Last Panthers e Wolf Hall. Ispirato agli autentici, efferati delitti di alcune gang balcaniche, in combutta con criminali della malavita marsigliese, The Last Panthers (prodotto dalla BBC, e in onda da domani ogni venerdì alle 21,10 su Sky Atlantic) è una furiosa galoppata in chiaroscuro tra delitti d'ogni genere, sullo sfondo del traffico d'armi europeo. «Non a caso l'idea è stata di un criminologo, il francese Jerome Pierrat - rivela il produttore della serie, Peter Carlton- e l'ho trovata così affascinante da accettare il progetto di conoscere figure e luoghi autentici che poi la serie avrebbe raccontato». Conoscenza piuttosto agitata: «Ci siamo ritrovati in mezzo a scontri fra bande rivali della criminalità di Belgrado; minacciati da boss nei bassifondi di Marsigliesi; inseguiti da gangster per le campagne della Serbia. Anche se devo dire che ai delinquenti in genere faceva molto piacere sapere che una fiction tv si sarebbe occupata di loro. Li faceva sentire molto star». E quanto a crudezza d'immagini e lividezza d'atmosfere, il regista della serie britannica (interpretata dal vincitore del Golden Globe John Hurt e da Samantha Morton, nonché siglata da una canzone appositamente composta da David Bowie) non ha risparmiato nulla al telespettatore. La caratteristica principale di The Last Panthers è, oltre all'esplicita violenza, la sua fisionomia «europea». «I criminali europei sono molto più bravi ad allearsi fra loro di quanto lo siano i politici. L'Unione Europea del crimine è una realtà, efficiente e solida. Al contrario di quella politica». E proprio partendo dalle connessioni nel traffico dei diamanti, di armi e droga fino alla corruzione nelle stanze del potere di vari Paesi, la serie s'è meritata il titolo di «European crime thriller».Apparentemente di stile diametralmente opposto, Wolf Hall (sei puntate ancora prodotte dalla BBC, e tratte da due romanzi di Hilary Mantel sull'epoca del tempestoso amore di Enrico VIII per Anna Bolena) con fastose ambientazioni tra autentici castelli inglesi e pittorici paesaggi britannici, sembrerebbe appartenere al genere «storico-romanzesco». E invece - col procedimento tipicamente televisivo che fa imbestialire gli storici- il soggetto originale è molto rimaneggiato per confezionare un cupo melodrammone in costume, dove politica, sesso e spionaggio si celano fra tendaggi di velluto e pugnali nell'ombra. Non solo: l'ottica con cui viene generalmente raccontata la vicenda di re Enrico, che per sposare Anna arriva a separarsi dal Papa di Roma trascinando il suo Paese nel sangue di martiri come san Tommaso Moro, viene totalmente ribaltata, e protagonista della vicenda diventa Thomas Cromwell, che da infido consigliere del corrotto cardinal Wolsey, è trasformato in un'incolpevole vittima dei diabolici intrighi «papisti». Senza troppo riguardo per la Storia, ma con molta attenzione alla sontuosità della messinscena: splendidi costumi, eccellenti scenografie, ottima fotografia. C'è da scommetterci: ancora privo di un acquirente, sull'onda del successo nostrano di analoghi prodotti esteri, come I Tudors o I Borgia, anche Wolf Hall troverà presto la strada della tv italiana.




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